Curva Sud

1971/1972

1973/1974

1974/1975

1975/1976

1976/1977

1977/1978

1978/1979

1979/1980

1980/1981

1981/1982

1982/1983

1983/1984

1984/1985

1985/1986

1986/1987

1989/1990

1990/1994

1995/1999

2000/2001

2001/2002

2002/2003

2003/2004

2004/2005

2005/2006

2006/2007

2007/2008

Curva Sud 25° scudetto

 

Curva Sud trasferta

1971/1972

1973/1974

1974/1975

1975/1976

1976/1977

1977/1978

1979/1980

1980/1981

1981/1982

1982/1983

1983/1984

1984/1985

1985/1986

1986/1987

1988/1989

1989/1990

1990/1991

1991/1992

1992/1993

1993/1994

1994/1995

1995/1996

1996/1997

2004/2005

2005/2006

2006/2007

2007/2008

2008/2009

Curva Sud in Europa

Curva Sud a Vicenza

 

Butei al Bentegodi

1982/1983

1984/1985

1985/1986

2002/2003

2004/2005

2006/2007

2007/2008

2008/2009

2009/2010

2010/2011

2011/2012

2012/2013

2013/2014

2014/2015

 

Butei in trasferta

1981/1982

1992/1993

2000/2001

2002/2003

2003/2004

2004/2005

2005/2006

2006/2007

2007/2008

2008/2009

2009/2010

2010/2011

2011/2012

2012/2013

2013/2014

2014/2015

 

Videotube gialloblu

Video Brigate Gialloblu

Video Hellas Army

Video scudetto

Video passione infinita

Video Curva Sud

Video trasferte

Video Butei

Video partite

Video Conte Arvedi

Video by Primoluglio

Video by Elkyaer

Video by MrAnyflash

Sumbu Brothers & 1903

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

LA PRIMA TRASFERTA IN EUROPA

 

di

 

CESARENH3

 

Questo resoconto storico/fotografico/sportivo è dedicato ai Butei che come me hanno contratto l’incurabile malattia chiamata tifo (per l’Hellas). Sono arrivato a 50 anni e la memoria comincia fare strani scherzi. E allora prima che certi fantastici ricordi rischino di sbiadire del tutto per colpa dell’età, non certo a causa del poco attaccamento a quei tempi e a quei fatti, ho pensato di mettere su carta quell’avvenimento epocale per la storia dell’Hellas Verona.

 

Già, la prima trasferta europea. Sono certo che molti Butei della curva di oggi ne hanno sentito parlare. Molti di loro avranno anche partecipato a varie trasferte, che a causa della recente situazione in cui la nostra amata squadra versa, non possono certo definirsi imperdibili o indimenticabili. Tuttavia pochi Butei ebbero l’onore di partecipare alla prima volta in Europa. Io che ho avuto la fortuna di esserci, ancora oggi la ricordo come la madre di tutte le trasferte, quella che fece conoscere l’Hellas all’intera Europa. Ed anche se la definitiva consacrazione arrivò solamente 2 anni dopo, con la splendida cavalcata che ci portò a vincere lo scudetto, fu proprio la trasferta di Belgrado che ci consacrò agli occhi della critica Europea.

 

Per coloro che non poterono esserci, per i Butei più giovani e per quelli che ne vogliono sentir parlare anche al solo scopo di curiosità, ecco la vera storia della madre di tutte le trasferte, con una precisazione: poiché la legge sulla privacy non consente di scrivere i veri nomi, tutti i personaggi qui citati sono chiamati col loro soprannome originale o col nome fittizio di battaglia. Ma sono comunque tutti reali.

 

L’inizio del resoconto ci porta indietro fino alla metà di maggio 1983. A quel tempo Osvaldo Bagnoli aveva già costruito l’intelaiatura portante del grande Hellas Verona. Quello che con l’innesto di cavallo pazzo Elkjaer, di panzer Briegel e di nanu Galderisi ci avrebbe reso immensi per sempre. Tuttavia già nel maggio 1983 l’Hellas Verona si trovava a lottare per un posto che conta. Alla vigilia dell’ultima partita della stagione eravamo al 4° posto, con l’ultima da giocare a Genova con la Samp. Era il Verona di Dirceu e di Penzo quello che doveva evitare di perdere l’ultimo scontro del campionato 1982-83.

 

Io e quella che sarebbe poi diventata mia moglie, decidemmo di seguirlo fin la. Ci accordammo con la Rossa e con il suo fratello Stupo, che di li a pochi anni si sarebbe distinto nell’ambito della Curva Sud per le sue immancabili presenze dovunque c’erano i casini, con le sue innumerevoli trasferte violente, e cazzate varie.

 

Comunque la domenica 15/5/83 con uno dei vari pullman delle BG andammo a Genova. Quel giorno, se non ricordo male, fu la prima volta che i Butei misero in scena lo sketch della Zanzara, anche se ancora privo del famoso intermezzo “devastiam, devastiam”. Il Verona andò sotto di 2 gol, poi Nico Penzo ridusse le distanze e a 5 minuti dalla fine realizzò il rigore del definitivo 2-2.

 

Quello era il campionato a 16 squadre, e la vittoria valeva solo 2 punti. La Roma si laureò campione, con la Juve al secondo posto e l’Inter al terzo. L’Hellas era 4° in solitaria, con 35 punti.

 

Ma la certezza della partecipazione alla Coppa Uefa, ancora non c’era. Dovevamo sperare che l’odiata Juve vincesse la finale di Coppa Campioni ad Atene contro l’Amburgo oppure bisognava che il Verona vincesse la Coppa Italia. Facile a dirsi, ma non proprio facilissimo a farsi.

 

Il 25 maggio ‘83 nonostante la nostra voglia d’Europa, io, Meme, Charlie, Picaia, Vale e compagnia bella ci trovammo a casa di Smilzo per tifare contro la Juve. Magath ci diede ascolto e dopo soli 9 minuti porto in vantaggio l’Amburgo. La Juve non riuscì più a ribaltare il risultato: Amburgo sul tetto d’Europa, Juve nella polvere. Ancora oggi mi viene da sbellicarmi dalle risate pensando ai cori di quella sera: “La Vecchia Signora l’ha preso in culo ancora”!

 

 

Io e il Meme

 

 

Ma se da una parte eravamo felici per la fregatura toccata ai nemici bianconeri, restava il problema di come arrivare in Uefa. Eravamo solo ai quarti di coppa Italia e ci toccava il Milan. Ma non esistevano ostacoli per quel Verona. Superammo anche i quarti: Verona 2–2 Milan era stato il risultato dell’andata, il ritorno giocato il 1° giugno ’83 lo pareggiammo 3-3 a Milano e tanti saluti anche a Baresi. Poi arrivarono le semifinali.

 

Sabato 11 giugno perdemmo la prima in casa col Toro. Ma 4 giorni dopo Osvaldo e Co. fecero il miracolo andando a vincere 2-1 a Torino. La finale di Coppa Italia era conquistata: in caso di vittoria ci sarebbe stata la Coppa delle Coppe, in caso contrario avremmo comunque partecipato alla Uefa, visto che l’altra finalista era l’odiata Juve di Platini, di Rossi e di Boniek.

 

Purtroppo ci crollò il mondo addosso quando nella finale di ritorno perdemmo 3-0 a Torino, dopo che all’andata avevamo umiliato i gobbi in casa battendoli 2-0. Ma il calcio è questo, e così per la seconda volta nella sua storia, l’Hellas Verona vedeva sfumare il sogno di vincere la Coppa Italia ad un passo dalla vetta.

 

Durante l’estate la campagna acquisti/cessioni vide arrivare Nanu, l’armadio Zmuda, lo squalo Joe Jordan, e mastino Ferroni. Se ne andarono Nico Penzo, il mercenario Dirceu, Mariolone Guidetti, e baffone Oddi.

 

Io abitavo a Vago di Lavagno, dove i miei si erano trasferiti all’inizio degli anni ’70 dopo una vita vissuta nella casa di famiglia in città. Abitava accanto a noi un amico d’infanzia, che come me seguiva l’Hellas ovunque possibile. Io e Pierre ci recammo così in questura per farci fare il passaporto, indispensabile per andare in trasferta in Europa. Nel mese trascorso in attesa del documento, ci si interrogava riguardo le località. Si sognava l’Austria o magari la RFT (la Germania ovest, allora erano ancora 2 le repubbliche tedesche) o meglio la Francia, o Spagna o Svizzera.

 

Quando dall’urna del sorteggio saltò fuori il nome звезда црвена (si legge Crvena Zvezda ossia la Stella Rossa di Belgrado), ci sentivamo eccitati e sconfortati allo stesso tempo. Noi in un Paese comunista? E i Vopos, e la Stase, cosa ci avrebbero fatto? C’erano anche in Yugoslavia le terribili polizie segrete della ex DDR? Comunque Belgrado era stato sorteggiato, e a Belgrado si doveva andare.

 

 

 

Passaporti alla mano, ci presentammo un giorno alla birreria Forst di via Mazzini, dove ci informarono subito che sarebbero stati inutili, visto che ai partecipanti della trasferta in pullman sarebbe stato fatto il passaporto collettivo. “Basta na Carta de Identità valida par l’espatrio e na bandiera”, ci disse la Terry, responsabile della birreria e sfegatata supporter gialloblu, un’altra di quelle buone, tra i Veronesi tuti mati.

 

Proseguimmo poi fino a Porta Borsari. In vicolo Ostie c’era la “botega” di Ammoniaca, noto personaggio della zona e ritrovo abituale di alcuni fra i matti della curva. La NH3 era una eliografia dove in passato aveva lavorato anche Vespin, così chiamato perchè nel 1972 con la sua vespa era andato fino a Terni per assistere al vittorioso spareggio contro il Catanzaro: per tornare in Serie A il Verona doveva vincere lo spareggio, e Vespin logicamente, non poteva mancare. Giusto per farsi un’idea di che razza di matti frequentavano l’ambiente che era la “botega” NH3.

 

Tuttavia quel giorno andammo perché il posto lasciato vacante da Vespin era stato preso da Fotocopia, il quale si aggregò immediatamente alla congrega. A Belgrado ci veniva anche lui. Anche Ammoniaca avrebbe dato un braccio pur di esserci, ma lui purtroppo aveva famiglia e la botega da tendarghe…

 

 

 

 

                                El Fotocopia

 

 

Un paio di settimane prima della partenza ero riuscito ad ottenere 2 giorni di ferie dal mio titolare, al quale avevo motivato il perché della mia richiesta. Mi disse che di giorni ne potevo prendere anche 3, a patto che tornassi sano. In banca cambiai ben 100.000 lire in dinari slavi, una cifra enorme visto che il mio stipendio dell’epoca era di circa 630.000 lire, ma non si sa mai! Naturalmente la mia povera nonna mi raccomandò prudenza, e tutta la maraja del bar mi chiese di inviare loro una cartolina.

 

E venne finalmente il fatidico giorno. Smisi di lavorare alle 5 di sera, ma nonostante tutto mi sentivo fresco come una rosa e carico come una molla. Mangiai qualcosa al volo e preparai la borsa. Era la tipica sacca verde militare con dentro la bandiera ben ripiegata, panini, acqua, la bottiglia di Valpolicella, la C.I., la macchinetta fotografica Kodak coi rullini di scorta, i cubi-flash e i dinari slavi nelle tasche insieme ai biglietti. звезда црвена верoна c’era scritto sopra. Ahimè, il nostro amato Verona era diventato Bepoha!

 

Nel frattempo mia madre aveva il suo bel daffare a tener calmo mio fratello minore (el Pela) che nonostante i suoi 12 anni voleva venir via a tutti costi anche lui. Poco prima della partenza mio padre malinconicamente mi disse: “ Non sai cosa darei per poter venire con voi, chissà mai se avremo altre occasioni così”.

 

Accesi la mia Fiat 128 bianca (già, proprio la macchina di Fracchia la Belva Umana) caricammo tutto e via. Io e il Pierre avevamo appuntamento con Fotocopia alle 10 di sera davanti alla Gran Guardia, da dove sarebbero partiti i 2 pullman alle 22,30 di martedì 27 settembre 1983.

 

Ricordo che qualcuno chiese subito il nome all’autista inviatoci dall’APT. Credo fosse Dal Sasso o qualcosa di simile. Inutile dire che già a Porta Nuova l’autista era diventato Marocolo, e tutti insieme gli intonavamo: Portene, portene, portene a Belgrado, dai Marocolo, portene a Belgrado!

 

A quel tempo l’autostrada finiva alla barriera di Trieste, e in Yugoslavia non esistevano autostrade. Tutti noi pensavamo di percorrere i circa 1.000 Km che separavano Verona da Belgrado in 10-11ore di pullman. In realtà ce ne vollero più di 16. Comunque ricordo che Marocolo aveva portato con se una cassettina con della musica mista, era l’unica disponibile. Dopo averla sentita 5 o 6 volte minacciammo di buttarla dal finestrino, e desistemmo dal proposito solo quando come d’incanto apparve un microfono. Quella notte i Butei di quel pullman diedero prova delle loro qualità (?) canore ben prima che Fiorello nel 1992 avesse portato al successo il karaoke. Verso le 2 del mattino arrivammo alla dogana di Fernetti. Salirono sul pullman 2 guardie di confine slave, una rapida occhiata al passaporto collettivo e niente altro. Chiesero alla Terry, che era la capo-comitiva, chi eravamo e dove stavamo andando. Poi uno dei 2 sbirri, parlandoci in Italiano, ci augurò di sbatterli fuori dalla coppa quei serbi di merda. Era un Dalmata di origini italiane!

 

Il viaggio trascorse monotono e tranquillo fino all’alba quando ci si fermò in un posto che solo gli zingari slavi potevano chiamare autogrill. All’interno del banco avevano 4 lattine di coca-cola, 1 uovo sodo e 2-3 panini vecchi. In compenso sugli scaffali dietro a una griglia di ferro lucchettata avevano decine di bottiglie di Slivowitz, il tipico liquore balcanico ricavato dalla distillazione delle prugne. Ognuno di noi ne comprò almeno una bottiglia da portarsi come ricordo, ma appena finiti i viveri che ciascuno si era portato da casa, iniziammo ad aprire a far fuori tutti i souvenir.

 

Un particolare curioso. Sul pullman c’era anche un distinto signore di una certa età che passava il tempo a scrivere chissà cosa su un bloc-notes. Per noi era il Giornalista, anche se magari faceva solo parole crociate. In ogni caso ci raccomandò di non portare via nulla dall’autogrill, poiché la polizia Yugoslava era famosa per la sua durezza. Una volta ripartiti, il Giornalista affermò che forse per la prima volta nella loro storia di trasferte i butei delle Brigate si erano comportati bene e non avevano rubato nulla.

 

 

 

        il Giornalista

 

 

                     la Terry

 

 

Al che si girò verso di me il Red: poichè non c’era nulla da mangiare o da bere e niente altro di interessante, lui si era fregato una cartina stradale. Fantastico Red, quella carta ce l’ho ancora in macchina per ricordo.

 

 

 

Lo Slivowitz iniziò a fare effetto e di li a poco non erano restati in molti quelli in grado di connettere. Di quel viaggio ho un vuoto di circa 4-5 ore e cominciai a tornare in me solo verso mezzogiorno. Ricordo sterminate distese di campi e boschi incolti, qualche raro campo coltivato a mais e barbabietole, finchè finalmente arrivammo alla periferia di Belgrado. L’autista ci portò fino al terminal degli autobus, poi scendemmo.

 

Dietro a me sedeva un ragazzetto che aveva bevuto anche l’anima. Lui fu l’unico della compagnia che non vide la partita, restò sul bus con Marocolo a smaltire la sbornia. Beometra venne fino a Belgrado per niente!

 

Cosa strana era che lo stadio fosse tutt’altro che vicino. E dopo 16 ore seduti sul bus, la scarpinata tra le colline che circondano la zona stadio ci debilitò non poco.

 

 

Verso il Maracanà

 

 

Qualcuno trovo anche un negozietto che vendeva cartoline e francobolli e così ne acquistai alcune per gli amici e per i miei. Nel frattempo si erano aggregati a noi anche 3 tipi con le sciarpe bianconere che dicevano essere ultras del Partizan, la squadra acerrima nemica della Stella Rossa. Ci accompagnarono fino allo stadio e vennero dentro con noi per tifare Hellas. Erano le 4 del pomeriggio di mercoledì 28 settembre 1983 quando i 100 Butei fecero il loro trionfale ingresso al Maracanà, tempio del calcio balcanico dalla allora incredibile capienza di 90.000 posti!

 

Iniziammo da subito a schierare il bandierone con al centro la bandiera scozzese, in onore di Joe Jordan, lo squalo. Che quella sera tuttavia era in panchina. E poi sciarpe, bandiere, striscioni, tricolori...

 

 

Il bandierone

 

 

Mano a mano che passavano i minuti il Maracanà andava riempiendosi sempre più. I canti dei 100 Butei, per quanto volonterosi, vennero dapprima subissati di fischi e poi coperti dagli assodanti boati provenienti dalla curva locale. Ma imperterriti i ragazzi delle Brigate continuarono a gridare il loro incessante incitamento al Verona.

 

 

 

 

                           Mi, el Pierre, el Tufi e altri Butei

 

 

Alle 18 finalmente iniziò il match. Quella sera anche il centravanti titolare Jorio era indisponibile. Per difendere il prezioso 1-0 dell’andata Osvaldo Bagnoli decise che col numero 9 doveva giocare Storgato, anche se in realtà faceva il mediano, lasciando a Nanu Galderisi con l’11 il compito di guastare la serata alla difesa slava.

 

Dopo una prima fase di studio la Stella Rossa cominciò a caricare il Verona a testa bassa. La difesa resse per 16 minuti, poi un fallo veniale di Ferroni in area venne punito dall’arbitro con il rigore. Dopo 17 minuti il Verona era sotto 1-0 e le 2 squadre erano tornate in perfetto equilibrio. Dagli spalti i tifosi ci sbeffeggiavano con inequivocabili gesti tipo il dito medio alzato, il pollice che tagliava la gola, e tanto per gradire anche l’italianissimo gesto dell’ombrello.

 

Ogni nostro tentativo di supportare il malcapitato Verona veniva stroncato da immani bordate di fischi, a cui si aggiungevano i cori e le urla che ogni volta accompagnavano un attacco della squadra padrona di casa.

 

Convinti di fare un solo boccone dell’Hellas, commisero però l’errore di tirare il fiato. E il buon Gigi Sacchetti, al 37° del primo tempo, si inventò un vero e proprio eurogol. Tocco di sinistro al limite dell’area, pallonetto a scavalcare il diretto avversario e missile aria-aria sparato prima che il pallone toccasse terra. Il tiro finì all’incrocio ed in un lampo il Maracanà si trasformò in un deserto di ammirazione silenziosa rotta dalle grida gioiose dei Butei.

 

 

Ore 18

 

 

Terminato il primo tempo sull’1-1 tentammo inutilmente di spendere i nostri dinari in birre o quant’altro. Il bar ci era stato vietato da alcuni poliziotti locali che dovevano almeno in teoria contenerci. Dalle sacche uscirono così le ultime lattine portate da casa, un paio di fiaschette di vino mezze vuote e i rimasugli dei souvenir, gli slivowitz.

 

 

Intervallo

 

 

Nella ripresa la Stella Rossa come nel primo tempo cominciò a caricare a testa bassa. Dai e dai, al 13° tornarono in vantaggio con un gol di Djurovski che io non vidi mai, impegnato com’ero a cercar di capire da dove provenivano i vari oggetti che puntualmente ci venivano lanciati dalla folla soprastante: 2 -1.

 

Le speranze si assottigliavano ed i Butei non riuscivano a farsi sentire nel caos che i 90.000 serbi stavano facendo. Quando al 65° i biancorossi sembravano sul punto di finirci, Nanu ricevette un lancio dalle retrovie e si bevve il diretto avversario con un dribbling verso sinistra. Accellerò ancora e con una finta mise a sedere il libero avversario, portandosi verso il vertice sinistro dell’area di rigore. Gli si fece incontro il portiere ed il Nanu pensò bene di fargli un cucchiaio che si spense vicino al palo opposto. Ragazzi, che gooool!

 

I Butei sembravano tutti impazziti e mentre lo stadio si ammutoliva Nanu corse sotto lo spicchio di curva a noi riservato. Ricordo ancora la corsa all’impazzata verso gli scalini più in basso, per raccogliere l’ideale abbraccio che il Nanu ci volle tributare. E dopo la folle corsa verso il basso, tornando al mio posto scoprii che i 3 “amici” del Partizan avevano approfittato della confusione e del nostro gioire e si erano dileguati con alcune delle nostre sacche. Il mio reportage fotografico era andato perduto per sempre, insieme alla Kodak, al giubbino, ai dinari, alle cartoline. Ma poco importava, stavamo pareggiando 2-2 a Belgrado, a meno di mezzora dal trionfo. Lo stadio era muto come una tomba mentre i 100 Butei gialloblu davano spettacolo.

 

Dopo alcuni minuti di sbandamento la Stella Rossa si ributtò all’attacco, più che altro per dovere che non per reale convinzione di farcela. Bagnoli amministrava saggiamente i cambi ed il Verona padrone del campo lasciava scorrere il tempo senza grandi patemi. Finchè all’83° Galderisi ricevette una palla lunga sul lato destro a trequarti di campo. Il diretto avversario scivolò lasciandogli un po’ di spazio, Nanu saltò secco anche l’ultimo uomo della difesa. Il portiere gli si fece incontro. E lui esattamente come 18 minuti prima lo fece secco con una palombella che andò ad atterrare morbida morbida nel sette sul palo lontano: 2-3!

 

Pallonetto di sinistro prima e pallonetto di destro poi! Fu l’apoteosi, a quel punto il delirio colse tutti i Butei che rotolavano dagli scalini, pazzi di gioia.

 

Mentre molti serbi sfollavano, qualcun altro che non aveva digerito gli scherzetti del Nanu pensava di vendicarsi scaraventandoci addosso ogni cosa possibile. Fu allora che dal cielo piovve una damigiana vuota: non è uno scherzo, era proprio una damigiana di quelle in vetro da 25-30 litri che per fortuna si disintegrò a pochi metri da noi senza far danni a nessuno. Ci lanciarono addosso anche bottiglie di tutti i tipi, monete, accendini, aste di bandiera, cartacce, borsette, cappellini in tela (tipo quello della foto qui di seguito) ed una scarpa da tennis.

 

 

 

Incuranti di tutto, i Butei danzavano di gioia e i loro canti squarciavano la notte di Belgrado mentre i supporter locali se ne andavano mestamente con la coda tra le gambe.

 

Quando l’arbitro decretò la fine si materializzarono una ventina di sbirri serbi che ci circondarono e coi manganelli ci intimarono di non muoverci, allora non c’erano divisori o barriere tra i vari settori della curva. Ci obbligarono a restare fermi per quasi un’ora nel nostro spicchio, aspettando finchè tutti gli altri furono sfollati.

 

Ci fecero poi percorrere un lungo e buio tunnel sotterraneo che dal nostro settore attraversava il campo il gioco e sfociava proprio di fronte all’uscita della sala stampa, a lato degli spogliatoi.

 

Dopo alcuni minuti iniziarono ad uscire Bagnoli e gli 11 eroi del Maracanà.

 

 

 

Di Gennaro, olè!

 

 

Poi giunsero anche i 2 pullman con Marocolo e il Beometra che non credevano alle loro orecchie al racconto di quanto era successo.

 

Il viaggio di ritorno fu una tripudio di canti e di inni, un girone infernale trasferito chissà come sopra un bus. Poi stanchi ed affamati ci appisolammo tutti. Ricordo che verso le 6 del mattino qualcuno mi svegliò, eravamo arrivati in un autogrill in zona Trieste. I Butei presero d’assalto il bar (50 caffè e 50 brioss, prego) e l’edicola. Sui vari quotidiani sportivi si celebrava il passaggio del turno di tutte le italiane, ma il risalto maggiore veniva tributato al Verona. Ricordo che su un giornale (forse era Corriere dello Sport Stadio) c’era una foto del Nanu in mutande a bordo campo con la didascalia GALDERISI HA I PIEDI FOTOCOPIANTI.

 

Arrivammo alla Gran Guardia verso le 10,30 del mattino, sfiniti ma raggianti di gioia. Ci fu anche il tempo per un’ultima serie di cori tra gli sguardi allibiti dei soliti turisti giapponesi, e poi finalmente tutti a casa ed a letto!

 

Ma la notte di Belgrado, lo sapevamo tutti, era già entrata nella storia. E noi ne avevamo fatto parte!

 

Epilogo: una settimana dopo, il postino recapitò a casa dei miei ed a quella dei vari amici le cartoline che avevo comprato e già affrancato. Quei gran figli di buona donna dei 3 “amici” del Partizan mi avevano rubato tutto, ma mi avevano spedito almeno le cartoline.

 

Un’ultima considerazione.

 

Le fotografie di Belgrado allegate a questo resoconto non le scattai io. Ne venni in possesso a distanza di anni grazie a Fotocopia, erano state fatte da un suo amico che nemmeno conosco. Grazie anche a te ignoto fotografo di quella magica notte, della madre di tutte le trasferte: la prima in Europa, quella di Belgrado.

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 

Scudetto

Campionato 1984/85

12 Maggio 1985

Curva Sud a Bergamo

Curva Sud al Bentegodi

Osvaldo Bagnoli

Squadra

Abbonamento

Protagonisti dello scudetto

Biglietto 12 maggio 1985

Biglietto 19 maggio 1985

Prime pagine

L'Arena 13-05-85

L'Arena 20-05-85

Il Veronese

Guerin sportivo

Album calciatori 1984-85

Lavagno:Piazza Scudetto

 

Storia Hellas Verona

Dati dal 1903 al 2007

Classifiche 1945 - 1954

Classifiche 1955 - 1964

Classifiche 1965 - 1974

Classifiche 1975 - 1984

Classifiche 1985 - 1994

Classifiche 1995 - 2004

Classifiche 2005 - 2014

 

Campionato

1975-1976

Girone d'andata

Girone di ritorno

 

Campionato

1982-1983

Girone d'andata

Girone di ritorno

 

Campionato

1983-1984

Girone d'andata

Girone di ritorno

 

Formazioni

Dal 1955 ai giorni nostri

 

Abbonamenti

Dal 1947 ai giorni nostri

 

Biglietti

1970/1971

1971/1972

1973/1974

1975/1976

1976/1977

1977/1978

1978/1979

1979/1980

1981/1982

1982/1983

1983/1984

1984/1985

1985/1986

1986/1987

1987/1988

1988/1989

1989/1990

1991/1992

1993/1994

1997/1998

1999/2000

2007/2008

2008/2009

2009/2010

Coppe europee

Coppe europee Mr. Chivers

Speciali 2000

Trasferte "a Chievo"

 

Protagonisti gialloblu

Osvaldo Bagnoli

Gianfranco Zigoni

Preben Larsen Elkjaer

José Guimaraes Dirceu

 

Rassegna stampa

Derby serie A

H.V. - Stella Rossa

Stella Rossa - H.V.

H.V. - Sturm Graz

H. V. - Paok Salonicco

Paok Salonicco - H.V.

H. V. - Utrecht

 

Cori gialloblu

Testi

Audio

 

Striscioni

Ciao Butei

Striscioni vari

Striscioni Dirceu

Pastorello Day

 

Gemellaggi

Soli contro tutti

1 Febbraio 1987

Adesivi gialloblu

Pubblicazioni

Copertine GS

GS: bomba allo stadio

Annus Horribilis