Ammoniti: Tricella, Muller,
Sacchetti e Beccalossi.
Espulsi: nessuno.
Dal Guerin Sportivo n.ro 3 del
19-25 gennaio 1983
IL CAMPIONATO/CHI E' L'OUTSIDER TRICOLORE
Vi sveliamo le virtù e i difetti del Verona che nelle prossime due
giornate affronterà la Roma e farà visita alla juve.
Centottanta minuti che
possono decidere la corsa di testa.
Ecco quello che abbiamo
visto a San Siro
SCUDETTO? Ci PENZO
di Gualtiero Zanetti
LA GENTE capisce dove va il
gioco e se fra l'Inter-Verona dell'83 ed un qualsiasi altro
Inter-Verona ci sono trenta-quarantamila unità di differenza a San
Siro, vuole semplicemente dire che i veneti sanno già sollecitare
tanta attenzione. Complessivamente, la squadra di Bagnoli ha
superato la prova e non ha vinto perchè si è dimostrata in preda a
carenze che, in effetti, non sospettavamo. Anzitutto va detto che il
Verona pratica il miglior calcio del campionato, ma non riesce a
produrlo per novanta minuti: prima che l'incontro cominciasse, chi
aveva visto il Verona all'opera più di una volta affermava che, pur
raggiungendo livelli tecnici ragguardevoli, la squadra veneta spesso
denota cadute di ritmo impressionanti. Il Verona del primo tempo e
di circa quindici minuti della ripresa, non avrebbe avuto difficoltà
ad agguantare con anticipo il 2-0 e, invece, dopo averlo sbagliato
due volte, è stata l'Inter a segnare il gol del pareggio. E' vero
che il forcing dei nerazzurri è stato furioso, ma era disordinato e
per giunta impotente, quindi facilmente contenibile. La
caratteristica primaria del Verona è il sistema di offendere una
volta riconquistato il pallone: tre disimpegni e subito il passaggio
lungo per l'uomo lanciato a rete. A San Siro questo è avvenuto
soltanto sei volte, una ogni quarto d'ora, mentre tutte le altre
partenze sono subito cadute, o per uno sbaglio su di un passaggio
elementare o per un eccessivo "sbrasilianeggiare" che pretendeva di
risolvere di tacco od al volo situazioni difficili su di un terreno,
come San Siro, divenuto accidentato dal giorno in cui si giocò nel
fango per colpa di chi si dimenticò di stendere i tendoni
antipioggia.
PENZO. Quindi, in un sistema
che funziona, a volte, quasi automaticamente, nei recuperi, nei
rientri improvvisi, nelle chiusure difensive, ha stupito la
svagatezza di Penzo il quale non si degnava di contrastare
minimamente un Collovati costretto dal risultato al passivo a
portarsi sovente in avanti, in tal modo inutilizzando il vantaggio
dell'uomo in più appostato dinnanzi a Garella. Ma forse la verità è
che sono gli uomini del Verona a non credere profondamente a questo
Verona. Uomini non tutti grandissimi, ma addestrati in modo
perfetto. Detto questo, resta l'indubbia constatazione che aver
realizzato un gioco talmente nitido ed utilitaristico, nonostante la
grande componente spettacolare, costituisce la sorpresa più ammirata
di questo campionato. Lo si è fatto senza acquisti clamorosi,
attraverso razionali manovre di mercato, ricorrendo a giocatori che
dovevano smentire grigi tornei precedenti e soltanto la mano di un
tecnico avveduto poteva impiegare il materiale umano a disposizione
con tanta proprietà di linguaggio calcistico.
Per quanto riguarda Verona-Roma di domenica prossima, Falcao
dovrebbe mancare. Il Verona ha creato 4 palle-gol a San Siro, contro
il tiro-jolly di Bergomi, ma il suo gioco si sviluppa soprattutto
sul contropiede che la Roma previdibilmente non concederà per alcun
motivo, in quanto Liedholm, in trasferta, si appresta sempre a
conquistare il pareggio, in attesa di regali altrui o prodezze
isolate dei suoi.
PAREGGIO. Il Verona, per
rimanere in corsa, ha vittoria e pareggio dalla sua, la Roma
dovrebbe ricominciare daccapo la corsa di testa solo in caso di
sconfitta. In sostanza, un punto per uno accontenterebbe tutti. Un
Verona in testa con la Roma sbancherebbe il totalizzatore (come ha
contribuito avvenisse anche domenica scorsa).
Una juventus
ineccepibile nel suo assetto agonistico (ma censurabile su quello
tecnico: mancano le geometrie, Rossi è fuori forma, Boniek si
estranea per lunghe parentesi e Tardelli è costretto ad agire in
zone arretrate per garantire continuità tra difesa e centrocampo)
non riesce a interrompere la serie positiva del Verona. E per di
più, i bianconeri sono sfortunati: Brio e Bettega colpiscono la
traversa e Oddi respinge sulla linea un pallone di Platini.
13' Falcao (R), 60' Di Bartolomei
(R), 64' Berggreen (P)
H.VERONA - UDINESE:
0-0
Spettatori:
25.517 paganti per un
incasso di £. 176.076.000
più 9.129 abbonati per
una quota di £. 84.077.000.
CLASSIFICA
1
Roma
33
2
Juventus
30
3
HELLAS VERONA
28
4
Inter
26
5
Fiorentina
26
6
Torino
25
7
Udinese
24
8
Sampdoria
24
9
Genoa
23
10
Avellino
20
11
Cagliari
20
12
Ascoli
20
13
Pisa
19
14
Napoli
19
15
Cesena
18
16
Catanzaro
13
La partita:
Nel derby veneto, i
friulani mettono a segno il loro sedicesimo pareggio (stavolta
ottenuto in trasferta) e vengono raggiunti in classifica dalla
Sampdoria. Discorso contrario, invece, per il Verona che cede una
lunghezza alla coppia di testa formata da Roma e Juve. Nel
particolare, la gara vive soltanto nel quarto d'ora iniziale (con i
veronesi più pimpanti rispetto alle loro ultime prestazioni) poi
viene incanalata nella logica del pareggio.
La Fiorentina trova
subito il gol e poi amministra il vantaggio contenendo a fatica il
Verona. Così la rete vittoria: servito da Passarella, Graziani
dribbla Spinosi e crossa per Daniel Bertoni che, di controbalzo,
beffa Garella. A fine partita, inoltre, baruffa tra Passarella e il
massaggiatore veronese Stefani con botte e minacce di querele da
entrambe le parti, arbitro e giocatori toscani assediati. I veronesi
hanno comunque contestato l'arbitro Benedetti accusandolo di non
avere concesso loro quattro rigori.
Passarella in ospedale dal Guerin Sportivo n.ro 15 del
13-19 aprile 1983.
FIRENZE. Mentre
Fiorentina e Verona si accusano reciprocamente degli incidenti
registrati domenica scorsa nello scontro diretto (e Italo Allodi ha
firmato un comunicato ufficiale che accusa giornali e Rai-Tv di
versioni distorte sollecitando contemporaneamente la Lega ad aprire
un'inchiesta), Daniel Passarella è stato ricoverato in clinica in
seguito allo scontro col massaggiatore veronese, Francesco Stefani.
Secondo il professore Bruno Anselmi, che lunedì notte ha trovato il
calciatore in stato confusionale, in preda a conati di vomito e
incapace di reggersi in piedi, esiste il sospetto di un trauma
cranico, provocato dal termos ricevuto in faccia durante la lite nel
sottopassaggio. Nei prossimi giorni, Passarella sarà sottoposto
anche ad un controllo del professore Mennonna, lo stesso che curò
Antognoni.
24/04/1983
27a giornata
AVELLINO - PISA:
1-0
CAGLIARI - CESENA:
0-0
CATANZARO - JUVENTUS:
1-2
30' De Agostini (C), 42' e 66'
Platini (J)
FIORENTINA - ASCOLI:
1-0
70' Passarella
GENOA - NAPOLI:
0-0
INTER - ROMA:
0-0
TORINO - H.VERONA:
1-1
11' Volpati (H.V), 55' Van De
Korput (T)
UDINESE - SAMPDORIA:
0-4
17' e 59' Francis, 86' Maggiora,
89' Francis
CLASSIFICA
1
Roma
38
2
Juventus
35
3
Inter
33
4
HELLAS VERONA
31
5
Fiorentina
31
6
Torino
30
7
Sampdoria
29
8
Udinese
28
9
Cagliari
25
10
Genoa
25
11
Avellino
25
12
Pisa
23
13
Napoli
23
14
Ascoli
22
15
Cesena
21
16
Catanzaro
13
La partita:
Un toro sbiadito ricordo
di quello esaltante del derby con la juve fatica più del lecito
contro un Verona smanioso di Coppa Uefa.
I gol
0-1: servito da un
preciso cross di Di Gennaro, Volpati di testa batte Terraneo;
1-1: Spinosi anticipa di
testa Comi ma serve Van de Korput che di sinistro pareggia.
8' autorete Ferroni A. (F), 19'
Miani (F), 22' autorete Ferroni M. (S), 78' Graziani (F)
GENOA - ROMA:
1-1
19' Pruzzo (R), 41' Fiorini (G)
INTER - UDINESE:
1-1
3' Gerolin (U), 53' Juary (I)
TORINO - PISA:
0-2
59' Todesco, 69' Sorbi
H.VERONA - NAPOLI:
0-0
Spettatori:
18.686 paganti per un
incasso di £ 15.878.000
più 9.120 abbonati per
una quota di £. 74.400.000.
CLASSIFICA
1
Roma
41
2
Juventus
37
3
Inter
36
4
HELLAS VERONA
34
5
Fiorentina
33
6
Udinese
31
7
Sampdoria
30
8
Torino
30
9
Genoa
27
10
Avellino
27
11
Cagliari
26
12
Napoli
26
13
Pisa
26
14
Ascoli
25
15
Cesena
22
16
Catanzaro
13
La partita:
Gara giocata senza
particolari tattiche nonostante la posta in palio: la Coppa Uefa per
il Verona, la salvezza per il napoli. Andando nel particolare, nel
primo tempo sono pericolosi i veronesi (alla ricerca del gol con
Penzo e Dirceu) mentre per il "ciuccio" si evidenziano Diaz (autore
di pericolosi contropiedi) e Castellini, portiere in giornata di
grazia. Per Dirceu, candidato a lasciare il Verona, un congedo-super
dal Bentegodi.
A Milan e Verona
gli incontri diretti piacciono solo così: pieni di emozioni e
soprattutto di gol (dieci in due partite), con brividi e lampi fino
al novantesimo. Per il match di ritorno, Bagnoli aveva evidentemente
fatto bene i suoi conti: questo Milan dà spettacolo, non c'è dubbio,
come scende in percussione sembra la lava dell'Etna quando il
vulcano è nervoso e ci vuole la nitroglicerina per calmarlo, però
tanta foga offensiva lascia spesso e volentieri il deserto dalle
parti di Nuciari, aprendo varchi invitanti al contropiede.
Disponendo di un formidabile inventore di gioco come Dirceu, il
tecnico gialloblu ha lasciato sfogare i rossoneri, andando ogni
volta che segnavano a riacciuffarli con disarmante puntualità. Tra
gli uomini di Castagner, Evani è sembrato irresistibile, Jordan ha
mostrato zanne da squalo e Battistini è stato instancabile fino in
fondo. Dall'altra parte il già citato Dirceu, con la gentile
collaborazione di un Fanna in presa diretta, dell'implacabile Penzo
e di Tricella libero persino di brillare più di Baresi.
Marcatori:
Baresi al 12' su rigore, Tricella
al 41', Jordan al 54', Dirceu al 62', Damiani al 78' e Penzo
all'89'.
11/06/1983
Hellas Verona - Torino 0 -1
Semifinali - andata
15/06/1983
Torino - Hellas Verona 1 -2
Semifinali - ritorno
19/06/1983
Hellas Verona - Juventus 2 -0
Finali - andata
COPPA ITALIA/ULTIMO ATTO
Dopo aver ribaltato il
risultato di semifinale col Torino nell'incontro di ritorno, gli
uomini di Bagnoli hanno piegato la Juve al Bentegodi, ipotecando
l'ultimo trofeo di stagione.
E ADESSO Verona sogna: sul
già succulento budino di un campionato esaltante e indimenticabile,
gli uomini di Bagnoli stanno aggiungendo la ciliegina di una Coppa
Italia che, comunque andrà a finire, li ha visti grandi protagonisti
in ogni sua fase. Già con il Milan, nei quarti, aveva colto in
trasferta il fiore di una qualificazione che pareva già appassito,
poi, nel doppio scontro con gli uomini di Bersellini, i gialloblu si
sono superati, andando addirittura a recuperare con una vittoria
sotto la Mole la sconfitta subita al Bentegodi.
IL VERONA. Al primo
appuntamento della finale i veneti si sono presentati in un clima
abbastanza polemico, con la bomba del probabile addio di Dirceu
deflagrata proprio nel momento cruciale. Per dissuadere il campione
brasiliano che, proprio nel momento dell'arrivo di tanti celebri
connazionali sul nostro suolo calcistico, pare intenzionato a
tornare in Patria, i tifosi hanno addirittura trasformato Verona in
una sorta di Dirceulandia: i manifesti dell'asso di Curitiba hanno
invaso i muri cittadini fino a fare invidia a quelli elettorali,
tanto che c'è da pensare che, se fosse stata presentata in tempo
utile, una "Lista per Dirceu" avrebbe fatto strage di crocette
elettorali. L'importanza del brasiliano, d'altronde, è stata
evidente proprio in questa fase di Coppa Italia, che il regista di
Bagnoli ha affrontato con carica ed uno smalto tecnico-agonistico
che hanno finito col contagiare i compagni anche nelle occasioni
meno stimolanti (vedi nel match di ritorno col Torino dopo il gol di
Selvaggi). La finale del Bentegodi, con la incombente prospettiva di
essere l'addio del campione straniero al pubblico di casa (che ha
risposto col tutto esaurito) è stata per
lunghi tratti una lunga sonata per coro e Dirceu:col brasiliano in
cattedra a dirigere il gioco, vincendo il duello a distanza con
Platini, e con il Fanna-monstre di questa stagione, una saetta
imprendibile nel cuore della retroguardia bianconera, il confronto
non ha avuto praticamente storia. A siglare le reti ci hanno pensato
altri due eroi di questa stagione gialloblu: l'implacabile Penzo,
macinatore impressionante di gol, e l'astuto Volpati, un uomo
tatticamente preziosissimo, capace di trovarsi sotto porta nei
momenti decisivi.